IL LATTE AD ALTA DIGERIBILITA'
Intolleranza al lattosio: aspetti pediatrici

Il lattosio è il principale zucchero del latte ed è idrolizzato dalla lattasi contenuta nell'orletto a spazzola dell'intestino tenue. La incapacità di produrre lattasi è geneticamente determinata. Il deficit enzimatico può essere Primario o Secondario.

Primario: Di questo deficit si riconoscono due tipi:
• congenito a esordio neonatale
• adulto a comparsa tardiva
Il deficit congenito di lattasi, estremamente raro, è grave in quanto la carenza enzimatica è totale e si manifesta con diarrea osmotica severa, non appena il neonato inizia ad alimentarsi. Il deficit di lattasi di tipo adulto può comparire anche nel 15% dei bambini a partire dai 5 anni di età: si tratta per lo più di ridotta attività e la dose di lattosio tollerata varia da soggetto a soggetto ed è dose dipendente.
I sintomi (diarrea fermentativa, ma anche solo dolore addominale crampiforme ricorrente, nausea, meteorismo) insorgono a 1-2 ore dal pasto di latte e sono proporzionati alla dose di lattosio contenuto. Essi sono causati dall'effetto osmotico del disaccaride indigerito che accelera il transito intestinale, porta produzione di acidi grassi a catena corta e idrogeno e distensione delle anse intestinali.

Secondario: Nei bambini e soprattutto nei lattanti molto frequente è la forma secondaria di intolleranza al lattosio, causata da un'alterazione della mucosa intestinale e perdita del corredo enzimatico. Tra le malattie che causano la perdita delle disaccaridasi (malassorbimento e malnutrizione) nell’infanzia hanno una particolare rilevanza le gastroenteriti e in particolare la forma da rotavirus.
Diagnosi: La diagnosi è sospetta in presenza di ridotto pH fecale e positività delle sostanze riducenti nelle feci ed è confermata dal test da carico, effettuato attualmente mediante il breath test, che misura la quantità di idrogeno eliminata con il respiro.
Trattamento: Il trattamento dell'intolleranza al lattosio dipende dall'età del bambino. Nel caso di intolleranza congenita e di forme secondarie in lattanti nei primi mesi di vita, alla presenza di sintomi certi, è indicato l'uso di latti speciali senza lattosio, particolarmente adattati nella composizione alla prima infanzia e arricchiti di vitamine e minerali. Dopo questo periodo, quando è necessaria la riduzione del lattosio, l'alimento sostitutivo deve garantire calorie equivalenti e l'apporto di calcio.

Un latte povero in lattosio, gradevole al palato e facilmente reperibile come quello proposto dalla Centrale del Latte di Torino, risponde a questi requisiti. Le quantità di lattosio ancora presenti nel latte Alta Digeribilità sono ben tollerate nella maggior parte dei casi, anzi la loro presenza favorisce lo sviluppo della flora fermentescibile, determina riduzione del pH endoluminale, modifica positivamente la motilità e favorisce l'assorbimento di calcio.

Con la collaborazione di: Cristiana Barbera e Bruna Santini
(Specialiste in Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione).

Consulenza scientifica del Prof. Giorgio Calabrese
Docente di Alimentazione e Nutrizione Umana